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... For genius like Shakespeare’s is not
born
among labouring,
uneducated, servile people.
It was not born in England among the
Saxons
and the Britons.
Virginia Woolf, A Room of One’s
Own, 1928

Shakespeare
es – digamolo asi – el menos
ingles de los escritores ingleses.
Lo tipico de Inglaterra es el
understatement, es el decir un poco menos de las cosas.
En
cambio, Shakespeare tendia a la
hyperbole en la metafora, y no nos
sorprenderia
nada que Shakespeare hubiera sido italiano o judio, por ejemplo.
Jorge Luis Borges, Borges oral, 1979
Perché un
libro sull’italianità di Shakespeare?
di Saul Gerevini
Perché
scrivere un libro sull’italianità di Shakespeare?
Perché nessuno
immagina che Shakespeare è un autore anglo-italiano.
Ciò che
propongo al pubblico non mette in discussione che il misterioso ‘uomo di Stratford’ sia l’autore delle opere di ‘Shakespeare’,
ma puntualizza,
attraverso una fitta messe di dati e prove concrete
(facilmente a
disposizione di tutti quelli che hanno una mente libera da pregiudizi e
condizionamenti), che
William Shagspere di Stratford collaborò
attivamente con l’anglo-italiano John Florio
per realizzare
tutte le opere di Shakespeare.
Shakespeare,
quindi, è il frutto di un’intensa collaborazione tra questi due uomini.
La svolta
nelle ricerce di un alter ego di Shakespeare è epocale:
finalmente per la prima
volta riusciamo a spiegare,
attraverso un
personaggio culturalmente di eccellenza (John Florio),
tutte le
incongruenze che emergono quando consideriamo solo William Shagspere
come autore,
per non parlare
delle assurdità, ed ulteriori incomprensioni, che emergono nel proporre, in
qualità di alter ego di Shakespeare,
figure come Francis
Bacon, Edward De Vere, oppure vere e proprie allucinazioni come Christopher
Marlowe.
Eppure simili
assurdità hanno un credito sorprendente.
Questo
significa che quando saranno divulgati i dati sulla relazione che legava Florio a Shagspere,
nessuno avrà più
dubbi su chi sia, o meglio su che cosa sia veramente
‘Shakespeare’.
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Pagg.
137 e 140
ERRATA
Primi frutti CORRIGE Secondi
frutti
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I commenti e le ricerche di Saul Gerevini
e di Giulia Harding sul sito
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Approfondimento
Chi ha scritto le opere di William
Shakespeare?
Ci sono tante ipotesi su chi abbia scritto le opere di William Shakespeare, molte però non sono confermate dai fatti. Quindi, al momento, ci sono solo supposizioni su William Shakespeare. Si pensa che sia stato l’attore William Shagsper proveniente da Stratford on Avon a creare queste opere, ma anche questo non è certificato. Infatti, molti accademici e molti personaggi dello spettacolo tra cui l’attore Kenneth Branagh, uno dei più quotati rappresentanti delle opere scespiriane, sostengono che l’attore Will di Stratford abbia poco a che fare con le opere di William Shakespeare.
La Brunel University di Londra ha addirittura aperto dei corsi di studio sul mistero dell’identità di Shakespeare, ritenendo plausibile indagare su chi fosse veramente Shakespeare, dal momento che l’attore Will di Stratford convince poco come autore delle opere del grande drammaturgo inglese. E’ stata inoltre preparata una dichiarazione, ‘Dichiarazione di ragionevole dubbio circa la vera identità di Shakespeare’ (documento presente in internet e visitabile digitando in Google ‘Declaration of Reasonable Doubt About the Identity of William Shakespeare’), sottoscritta da migliaia di intellettuali anglosassoni e persone di cultura in genere. In questa dichiarazione troviamo che anche gli attori e registi Charlie Chaplin e Orson Wells, erano dubbiosi riguardo a Will di Stratford come il vero Shakespeare. Stiamo quindi parlando di persone altamente competenti sia a livello letterario - Mark Twain compone la lista dei dubbiosi - sia a livello teatrale e cinematografico.
Tra l’altro, filologi di elevata capacità, come G. C. Taylor nel suo ‘Shakespeare’s debt to Montaigne’ suggeriscono la necessità di uno studio più approfondito sul linguaggio di Shakespeare per capire da dove abbia tratto le sue origini, dal momento che l’analisi dei documenti in nostro possesso esclude che quella profonda conoscenza delle lingue, di quella inglese in particolare, appartenga all’attore di Stratford. Infatti, Will di Stratford, secondo il suo caro amico drammaturgo Ben Jonson, sapeva ‘poco il Latino e ancor meno il Greco’. E’ così che Ben Jonson stigmatizza la cultura di questo attore nella sua dedica al Folio del 1623, dove sono raccolte tutte le opere di Shakespeare. Ma chiunque legga le opere di Shakespeare si renderà conto che le competenze linguistiche di questo autore escludono che egli ‘sapesse poco il Latino e ancor meno il Greco’, perché chi ha scritto quelle memorabili opere ha vastissime e profondissime conoscenze linguistiche, in special modo in Latino e Greco. Shakespeare è un raffinato linguista, un costruttore di linguaggi: le sue conoscenze del Latino sono immense.
Proprio partendo dalle sue profonde conoscenze linguistiche Shakespeare ha creato l’Inglese moderno, un’impresa pregiudicata a chiunque avesse avuto poca conoscenza del Latino, dal momento che il Latino pervade in maniera profonda la lingua inglese. La parte più colta di essa è costruita in maggioranza da termini di derivazione latina e greca. Quindi, essendo il Latino così importante anche per l’Inglese, se l’attore di Stratford conosceva poco il latino, chi ha scritto le opere di Shakespeare partendo anche da una notevole conoscenza delle lingue classiche? Certamente non il Conte di Oxford, Edward De Vere, né tanto meno Francis Bacon, ma qualcuno che ha sempre vissuto a stretto contatto con l’attore di Stratford e insieme a lui ha realizzato le opere di ‘Shakespeare’.
Questo qualcuno ha un nome e un volto: è l’intellettuale e letterato anglo-italiano John Florio, che era un capace linguista e un appassionato ‘costruttore’ della lingua inglese. Nel sito www.shakespeareandflorio.net vengono riportati fatti e documenti che testimoniano che ‘Shakespeare’ non è il nome di una persona, ma il nome di una collaborazione: quella tra Florio e Will, l’attore di Stratford. Giulia Harding e il sottoscritto in questo sito analizzano gli elementi che legano indissolubilmente Florio a Shakespeare, come il linguaggio che i due hanno in comune, le immagini mentali, le conoscenze, le esperienze di vita e, non ultime, le capacità linguistiche.
Nel libro ‘William Shakespeare, ovvero John Florio: un fiorentino alla conquista del mondo’ (Pilgrim Edizioni 2008), faccio un’analisi dettagliata dei perché Florio e Will hanno creato insieme ‘Shakespeare’. Questa collaborazione non è una supposizione, o una fantasia, come le altre idee su Shakespeare (tipo quella che vede l’attore di Stratford come unico e solo autore), ma è una solida realtà comprovata da documenti del tempo e soprattutto dalla polemica tra John Florio e Thomas Nashe, quel Thomas Nashe che, secondo Florio, definì Florio stesso ‘an absolute Johannes Factotum’ nel Groatsworth di Robert Green del 1592, opera dove per la prima volta si cita un misterioso Shake-scene. Questo Shake-scene, per mano di Florio, diventerà ‘Shakespeare’ solo nel 1593, con la pubblicazione di Venere e Adone.
Quindi, per svelare il mistero sull’identità di Shakespeare, l’unica cosa da fare è indagare profondamente nella vita di Florio, nei suoi scritti e soprattutto in quelli dei suoi nemici, come Thomas Nashe. È dall’analisi di questi documenti, che tra l’altro sono sempre stati sotto gli occhi di tutti, che emergerà un inedito volto di Shakespeare, volto delineato da tante caratteristiche appartenenti alla mente di John Florio.
(Saul Gerevini)
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SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2009
PRESENTAZIONE presso lo
stand del nostro distributore
ediQ Distribuzione
H150-J149
VENERDI’ 15
MAGGIO 2009 ORE 16,00
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Venerdì 12 dicembre 2008
ore 17,00
Palazzo Bourdillon
Piazza Mercurio
MASSA
Presentazione in anteprima del saggio
William
Shakespeare, ovvero John Florio:
un fiorentino alla conquista del mondo
Relatori:
Prof. Giuseppe Benelli
Docente di Filosofia del Linguaggio – Università di Genova
Presidente del Premio Bancarella
Saul Gerevini
– Autore
Maura Tesconi
– Pilgrim Edizioni
Su
www.youtube.com cerca “Giuseppe Benelli” e
guarda il servizio sulla presentazione a cura di Apuanews
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The life
of Shakespeare is a fine mystery, and I tremble every day lest something should
turn up.
Charles Dickens, 1847
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Ultimo
aggiornamento pagina
19 gennaio 2010