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Perché un libro sull’italianità di Shakespeare?
Approfondimento di Saul Gerevini
Perché scrivere un libro sull’italianità di
Shakespeare?
Perché nessuno immagina che Shakespeare è un autore
anglo-italiano.
Questa sì che è un’affermazione
audace e priva di fondamento, addirittura insensata, penserà qualcuno.
In realtà, è invece privo di fondamento continuare a
credere che Shakespeare sia un autore puramente inglese.
‘Shakespeare’
è un autore anglo-italiano, le cui opere nascono da una
profonda collaborazione
tra l’anglo-italiano John Florio,
uomo d’immensa cultura, contemporaneo di Shakespeare
ed introdotto in tutti gli ambienti dove sono state
ambientate le sue opere,
e William Shagspere di Stratford, la cui vita, se non
interpretata attraverso quella di John Florio,
non ha nessun significato: né artistico, né anagrafico.
Shagspere acquista un significato concreto quando filtriamo
la sua esistenza attraverso la vita e la cultura di John
Florio:
in questo modo è possibile capire ‘Shakespeare’
e tutti quei misteri che, altrimenti, continuerebbero
ad ammantare questo grande autore di un’aura quasi magica.
Per esempio, come ha fatto Shagspere di Stratford, che
non era niente e nessuno,
ad essere accolto dal Conte di Southampton, praticamente
un dio in terra,
che garantendogli protezione permetterà a Shagspere di
evolversi in ‘Shakespeare’?
Analizzando la vita di Shagspere non lo sapremo mai:
infatti, sappiamo che il Conte di Southampton gli dette
protezione,
più o meno intorno al 1594, ma non conosciamo né il come né il
perché.
Ma se analizziamo la vita di Florio, troviamo le
risposte di questo patronato:
infatti, dalle dinamiche di certe polemiche letterarie che
Thomas Nashe imbastì con John Florio,
scopriamo, come riporta la ricercatrice inglese Giulia Harding,
che Nashe era inviperito con Florio perché,
amico e protetto del Conte di Southampton già verso la fine
del 1590,
preferì sponsorizzare presso il conte il patronato di
Shagspere piuttosto che quello di Nashe.
Florio, uomo colto e raffinato,
che sponsorizza presso il Conte di Southampton un
ragazzino incolto (come lo definì Ben Jonson),
estraneo a quel mondo londinese dove invece un laureato, un
Wit insomma, come Nashe si trovava a proprio agio!
Perché?
Perché Florio preferì sponsorizzare un inesperto ed incolto ragazzino proveniente dalle campagne di Warwick,
piuttosto che un preparato e colto laureato presso l’Università
di Cambridge, come Nashe?
Questo, insieme con tanti altri irrisolti perché,
è spiegato nel libro Pilgrim in produzione,
libro grazie al quale sarà possibile dischiudere quei
misteri che da sempre hanno assillato la mente di molti ricercatori.
Ciò che propongo al pubblico non mette in discussione
che il misterioso ‘uomo di Stratford’ sia l’autore delle opere di ‘Shakespeare’,
ma puntualizza, attraverso una fitta messe di dati e
prove concrete
(facilmente a disposizione di tutti quelli che hanno una mente
libera da pregiudizi e condizionamenti), che
William Shagspere di Stratford collaborò attivamente
con l’anglo-italiano John Florio
per realizzare tutte le opere di Shakespeare.
Shakespeare, quindi, è il frutto di un’intensa
collaborazione tra questi due uomini.
La svolta nelle ricerce di un alter ego di Shakespeare
è epocale:
finalmente per la prima volta riusciamo a spiegare,
attraverso un personaggio culturalmente di eccellenza (John
Florio),
tutte le incongruenze che emergono quando consideriamo solo
William Shagspere come autore,
per non parlare delle assurdità, ed ulteriori
incomprensioni, che emergono nel proporre, in qualità di alter ego di
Shakespeare,
figure come Francis Bacon, Edward De Vere, oppure vere e
proprie allucinazioni come Christopher Marlowe.
Eppure simili assurdità hanno
un credito sorprendente.
Questo significa che quando saranno divulgati i dati
sulla relazione che legava Florio a Shagspere,
nessuno avrà più dubbi su chi sia, o meglio su che cosa sia
veramente
‘Shakespeare’.
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aggiornamento pagina
22 aprile 2008